Francesca Albanese (Foto: Ansa)
Sono state dichiarate inammissibili e lesive del Primo emendamento della Costituzione statunitense le sanzioni imposte da Trump contro la relatrice speciale dell’ONU – incaricata dei territori palestinesi e da sempre critica nei confronti della guerra condotta da Israele a Gaza – Francesca Albanese, ora tornata (almeno, fino alla probabile opposizione da parte della Casa Bianca) libera di vivere la sua vita senza dover fare i conti con le limitazioni legate alle sanzioni.
Facendo un passo indietro, è utile ricordare che le sanzioni che pendevano su Francesca Albanese erano proprio legate alla sua posizione critica nei confronti del conflitto a Gaza, tanto che era arrivata a segnalare alcuni esponenti del governo di Tel Aviv – tra i quali lo stesso premier Benjamin Netanyahu – alla Corte penale internazionale; con l’effetto che la relatrice ONU si era vista limitare buona parte dei diritti legati alle infrastrutture statunitensi, tra i quali anche l’uso del circuito di pagamento Mastercard.
Già diversi mesi fa, il marito e il figlio minorenne di Francesca Albanese avevano presentato un ricorso contro le sanzioni, lamentando il fatto che avessero limitato anche i loro stessi diritti: il ricorso – in queste ore – è stato accolto dal giudice distrettuale di Columbia Richard Leon, il quale ha ritenuto che sarebbero lesive del Primo emendamento, soprattutto perché imposte – secondo il giudice – al fine di “reprimere le espressioni sgradite” di un soggetto considerato scomodo da Trump.
