La guerra in Iran (Foto: Ansa)
Dopo la “fumata nera” nella giornata di ieri, con il rinvio improvviso dell’atteso primo colloquio che avrebbe dovuto dare il via al lungo percorso per raggiungere la pace in Iran, nella giornata di oggi sembra aprirsi una piccola luce di speranza con i mediatori che – secondo alcune indiscrezioni – sono diretti alla volta della Svizzera: in nottata, infatti, è partito da Washington Steve Witkoff – il mediatore di Trump – e qualche ora più tardi lo stesso ha fatto anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Proprio quest’ultimo, però, ha lasciato intendere che il futuro della pace in Iran resta appeso a un sottilissimo filo e che i suoi piani potrebbero cambiare repentinamente con il trascorrere delle ore: il suo viceministro, infatti, ha spiegato che l’Iran è sempre “pronto a continuare il processo diplomatico”, pur chiarendo che dagli USA vogliono vedere “serietà ” e – soprattutto – il rispetto dei “termini del recente memorandum d’intesa”.
L’attenzione per la pace in Iran – ha proseguito il viceministro di Teheran – è puntata interamente sulla “guerra di Israele”, il cui proseguimento causerà “gravi e immediate conseguenze”: proprio il Libano, infatti, “è incluso nel memorandum” e resta una delle linee rosse per Teheran, con l’accordo di pace che dovrà necessariamente includere anche il territorio libanese e “Gaza”, con una fine del conflitto “su tutti i fronti” attualmente aperti.
