FBI contro Jeffrey Epstein: il procuratore generale Geoffrey Berman (ANSA-EPA 2020)
È stato un raro voto unanime quello che il Senato USA ha tenuto in queste ore, valutando una risoluzione di aperta opposizione all’ipotesi che Donald Trump possa concedere la grazia a Ghislaine Maxwell, condannata in quanto fiancheggiatrice di Jeffrey Epstein e dei suoi traffici illeciti, da tempo al centro del dibattito pubblico e politico negli Stati Uniti: un’ipotesi che era stata sollevata dallo stesso tycoon e che – per ora – non si è ancora tradotta in un’effettiva azione da parte di Trump.
Presentando la risoluzione, la senatrice democratica del Nevada Jacky Rosen ha definito “francamente orribile” che il presidente degli USA “possa anche solo per un secondo” valutare l’idea di concedere la Grazia a “una trafficante sessuale condannata” com’è – appunto – Ghislaine Maxwell, incontrando il pieno supporto dell’intero Senato, che ha votato a favore della risoluzione senza nessuna astensione e senza opposizioni.
D’altra parte, però, va anche detto che la risoluzione del Senato contro la Grazia a Ghislaine Maxwell non impone nessun obbligo al Presidente USA che ha l’ultimissima (e unica) parola sull’istituto della clemenza presidenziale; ma resta un messaggio forte e chiaro lanciato all’amministrazione di Donald Trump sul parere dei senatori, da tempo intenzionati a scoprire l’intera verità sui traffici del finanziere.
