Strage di Altavilla Milicia (Ansa)
Si è chiuso in queste ore il primo grado di giudizio per la strage di Altavilla Milicia che nel febbraio del 2024 sconvolse l’intero Paese per la brutalità e l’apparente futilità del triplice omicidio alle porte di Palermo: un caso – appunto – particolarmente discusso dall’opinione pubblica e che ha portato in giudizio quattro persone, tra il marito e padre delle vittime, sua figlia maggiore e altri due conoscenti che assunsero il ruolo di “santoni”.
Tornando indietro nel tempo, infatti, si ricorderà che la strage di Altavilla Milicia risale – appunto – al febbraio del 2024: le vittime furono la 41enne Antonella Salamone, il 16enne Kevin ed Emmanuel, di appena 5 anni, uccisi – secondo la ricostruzione degli inquirenti – da Giovanni Barreca, marito della prima e padre degli ultimi due, con l’aiuto dell’altra figlia della coppia – la 17enne Miriam -; il tutto dopo una lunghissima e violenta serie di sevizie, torture e abusi.
Dietro alla strage di Altavilla Milicia – raccontò lo stesso Barreca – si nascondeva una sorta contorta di rito di purificazione per quella che Sabrina Fina e Massimo Carandente (gli altri due imputati) descrissero come una possessione demoniaca: Miriam era finita al centro di un processo a parte – data la sua minore età – ed è stata condannata lo scorso marzo a 12 anni di reclusione; mentre per gli altri tre impuntati, in queste ore, è arrivata la condanna all’ergastolo.
