Benjamin Netanyahu e Itamar Ben-Gvir (Ansa)
Già fermamente criticato dal Ministro Antonio Tajani che era arrivato a chiedere all’Unione Europea di imporre sanzioni, il comportamento del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir nei confronti degli attivisti della Sumud Flotilla è finito al centro di una vera e propria indagine aperta dalla Procura di Roma che vuole appurare se vi siano stati degli effettivi abusi legalmente punibili contro gli attivisti della missione umanitaria in quei famosi (o famigerati) video diffusi in rete dal ministro di Tel Aviv.
Proprio dopo la diffusione delle notizie sull’indagine per gli abusi contro gli attivisti, è arrivata l’immediata – e durissima – reazione dello stesso Ben Gvir che, in un post condiviso sui suoi profili social, ha definito l’Italia “il Paese delle ciabatte”, precisando chiaramente che “non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta” e che “Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne”.
Oltre all’indagine italiana – e al divieto di ingresso emesso dalla Francia, unitamente a un’indagine da parte della Procura nazionale Antiterrorismo di Parigi -, contro Ben Gvir sembra intenzionata a muoversi anche l’Unione Europea: il prossimo 15 giugno, infatti, in seno alla riunione dei ministri degli Esteri dei 27 a Lussemburgo si discuterà attivamente della possibilità di imporre sanzioni contro l’israeliano, superando l’attuale opposizione da parte di alcuni Paesi.
