Christa Pike (web)
Un’esecuzione trasformata in un’agonia d’orrore ha scosso il Tennessee e riaperto il drammatico dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti: la 50enne Christa Pike – unica donna nel braccio della morte dello Stato per un omicidio commesso a soli 18 anni -, infatti, è sopravvissuta alla procedura d’iniezione letale ed è ora intubata in fin di vita con probabili danni cerebrali irreversibili.
Durante la somministrazione del pentobarbital, le vene di Christa Pike sono collassate, scatenando minuti interminabili di sofferenza e respiri affannosi catturati nel completo silenzio della sala prima dell’interruzione dell’audio: un vero e proprio calvario che ha portato alle immediate dimissioni del capo delle prigioni Frank Strada – già contestato per passate esecuzioni problematiche – e all’intervento del governatore Bill Lee, che ha sospeso le condanne a morte ordinando un’indagine indipendente.
Mentre i legali denunciano una palese violazione del divieto di punizioni crudeli, la famiglia della vittima si dice devastata dalla mancanza di trasparenza e, sullo sfondo, resta la storia di Christa Pike, segnata da un’infanzia di abusi sistematici e gravi disturbi psichici, con una vicenda drammatica che lascia oggi gli Stati Uniti divisi davanti alle barbarie di una procedura da tempo al centro di feroci contestazioni.
