Elezioni USA (ansa)
La mappa dello “tsunami azzurro” che ha consegnato ai Democratici il controllo di Capitol Hill dopo le elezioni Midterm rappresenta la fotografia quasi speculare della coalizione che nel 2024 alimentò la seconda vittoria di Donald Trump: guidati da una partecipazione record che ha superato i 61 milioni di votanti già prima del 3 novembre, i Dem si sono imposti con un vantaggio del 13% nel voto per la Camera, con un margine storico che non si registrava dal 1976 e che ha travolto alcune storiche roccaforti conservatrici dal Texas al Kansas.
A determinare il crollo dei MAGA alle Midterm, in particolare, è stato il ritorno in massa delle minoranze e delle nuove generazioni verso l’elettorato progressista: sette giovani under 30 su dieci e sei latinos su dieci – infatti – hanno scelto i Dem, invertendo la rotta rispetto al 2024 perfino in aree simbolo come la Rio Grande Valley; mentre un contributo fondamentale è giunto anche dal forte afflusso dell’elettorato afroamericano e dal consolidamento del voto femminile, con picchi del 75% tra le giovani elettrici.
Il voto delle MIdterm si è trasformato, insomma, in un vero e proprio referendum punitivo contro il Presidente e la sua agenda economica: spinti dalla rabbia per l’inflazione, il caro-vita e l’impatto della guerra all’Iran, tre elettori su quattro hanno bocciato la gestione della Casa Bianca, infliggendo una pesante sconfitta ai candidati sostenuti dal Tycoon con una disfatta di proporzioni tali da spingere il governatore della Florida Ron DeSantis a ipotizzare un lungo calvario politico per il Partito Repubblicano prima di poter riconquistare il Senato.
