Gianni Alemanno (Ansa)
Dopo esattamente un anno, cinque mesi e 24 giorni dall’inizio della detenzione per i reati di “traffico d’influenze illecite” e “abuso d’ufficio”, è stato liberato nella mattinata di oggi Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma coinvolto nell’inchiesta Mondo di Mezzo che – appunto – ne aveva cagionato la condanna eseguita interamente: più di un anno di reclusione che l’ex primo cittadino ha sfruttato per denunciare le pessime condizioni in cui versa il carcere di Rebibbia e – di conseguenza – gli altri penitenziari italiani.
Proprio subito dopo la liberazione, Gianni Alemanno, parlando con i giornalisti che lo aspettavano fuori da Rebibbia, dopo essersi nuovamente proclamato “innocente” e vittima di una “ingiustizia”, ha raccontato di aver vissuto “una realtà terribile” dentro al penitenziario, definendolo una vera e propria “vergogna per la Repubblica italiana” dato che fallisce nel suo intento principale, ovvero permettere ai reclusi di “rifarsi una vita”.
Il carcere – ha proseguito Alemanno – “è un’offesa per come tratta la gente”, promettendo di battersi affinché vengano corrette “le distorsioni” di un sistema che non funziona come dovrebbe, mirando a “cambiare realmente e profondamente le cose”: guardando al suo futuro politico, inoltre, l’ex sindaco capitolino ha annunciato la sua intenzione di avvicinarsi al generale Vannacci, definito “la speranza della politica italiana”.
