Stretto di Hormuz (Ansa)
Nel Golfo Persico si sta consumando una crisi silenziosa ma comunque drammatica: oltre 20mila marinai sono bloccati da settimane su più di mille navi nello Stretto di Hormuz, trasformato dalla guerra tra Usa e Iran in una trappola. Senza possibilità di attraccare o ripartire, gli equipaggi vivono in condizioni sempre più difficili, tra scarsità di acqua potabile, razioni minime di cibo e crescente stress psicologico.
Le testimonianze, come riportato da Repubblica, raccontano una quotidianità sospesa: alcuni sopravvivono con riso e zucchero, altri passano le giornate tra pesca improvvisata, esercizi e lunghi momenti di inattività, ma è soprattutto l’incertezza a pesare, tra regole di passaggio che cambiano di continuo, minacce di mine e attacchi, e nessuna garanzia di sicurezza.
Il blocco è aggravato da un doppio fattore: da un lato le restrizioni dell’Iran, dall’altro la presenza militare Usa, che rende imprevedibile ogni movimento, per cui le navi restano ferme e gli equipaggi non possono essere sostituiti, per cui le imbarcazioni sono vere e proprie “prigioni galleggianti”.
Le organizzazioni internazionali parlano ormai di emergenza umanitaria: quella Marittima Internazionale ha già lanciato un appello per la tutela dei civili in mare, invece i sindacati denunciano centinaia di richieste di rimpatrio rimaste senza risposta.
