Manifestanti a supporto del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (NCRI) a Bruxelles (Foto: Ansa)
Nei turbolenti e drammatici giorni del dissenso in Iran, con oltre 500 vittime accertate e altre 2mila stimate in poche ore dall’opposizione agli ayatollah, il libero professionista iraniano (ma da parecchio tempo in Italia) Benhan N offre a ilSussidiario.net un interessante e nuovo punto di vista sulla situazione nelle strade e negli alti palazzi di Teheran; certo – così come lo sono molti suoi connazionali – che il potere del regime “marcio a tutti i livelli” stia per crollare.
Secondo Benhan, infatti, negli ultimi mesi in Iran è cambiato tutto, partendo dai bombardamenti statunitensi che hanno reso chiaro che il regime “è (..) vulnerabile” e arrivando fino alle ampie manifestazioni in strada, con una partecipazione che “non si vedeva (..) da tre anni” e che si è diffusa rapidamente anche all’estero; il tutto con lo stesso Khamenei che si è reso conto di non riuscire più a controllare il dissenso.
L’elemento nuovo delle proteste in Iran – continua l’imprenditore – è il nome di “figlio del deposto Scià” Reza Pahlavi che ha saputo inserirsi in quell’ormai “affievolito (..) senso religioso” al quale si appellano gli ayatollah, presentandosi con una “credibilità” internazionale grazie alle sue frequenti apparizioni televisive e alla sua conclamata vicinanza a realtà come “gli USA [e] Israele”: una nuova forma di potere “laico” che sarà in grado di riportare la “libertà democratica” in un paese stanco degli “odiati e (..) ipocriti (..) signori con il turbante“.
