Piersanti Mattarella (Foto: Tg5)
L’omicidio di Piersanti Mattarella resta irrisolto. Negli ultimi mesi era stata disposta una perizia sulla famosa impronta trovata sullo sportello della Fiat 127 utilizzata dai due killer per ammazzare l’allora presidente della regione Palermo, ma l’analisi ha dato esito negativo. Secondo quanto fatto sapere dall’agenzia di stampa Ansa, infatti, il materiale genetico rinvenuto sull’impronta, seppur usando le nuove tecnologie, non ha permesso di risalire al responsabile, a colui che ha premuto il grilletto.
Piersanti Mattarella si stava recando alla messa dell’Epifania quella mattina del 6 gennaio del 1980. Si trovava in auto assieme alla moglie e non aveva la scorta in quanto aveva concesso ai suoi uomini dei giorni di riposo per stare vicini alle proprie famiglie durante le festività natalizie. Quando Mattarella era già in auto venne avvicinato da un uomo che gli sparò a bruciapelo, uccidendolo sul colpo. Il killer è quindi salito a bordo di una Fiat 127 (in precedenza rubata) che lo stava aspettando e i due sono poi scappati facendo perdere ogni traccia di se.
Di quell’assassino resta solo un identikit che parla di un ragazzo di 22-24 anni, castano chiaro e alto 1,65 m, in aggiunta agli “occhi di ghiaccio” descritti dalla moglie di Mattarella e al fatto che rideva mentre sparava contro il governatore della regione Sicilia. 46 anni quindi di mancata verità ma anche di depistaggi, visto che l’anno scorso è stato arrestato l’ex poliziotto Filippo Piritore, accusato di aver appunto depistato le indagini sull’omicidio Mattarella: nella Fiat 127 venne ritrovato un guanto nero ritenuto fondamentale ma poco dopo sparì e secondo chi indaga a farlo sparire sarebbe stato proprio Piritore.
