I cinque italiani morti alle Maldive (web)
Proseguono le indagini per capire cosa sia successo ai cinque sub italiani che sono morti alle Maldive durante un’immersione che mirava a raggiungere alcune grotte sottomarine che si trovano a una 50ina di metri di profondità rispetto al livello del mare: un caso che è seguito con grandissima attenzione dagli inquirenti locali, ma anche dalla Procura di Roma – che ha aperto un fascicolo d’indagine sull’accaduto – e dal ministro Tajani, costantemente informato degli sviluppi.
Proprio sul fronte dell’indagine, attualmente gli inquirenti delle Maldive sembrano concentrarsi sul superamento – da parte dei sub italiani – di un importante limite legale imposto sulle acque territoriali: nell’isola paradisiaca, infatti, i sub (indipendentemente da quanto siano esperti) non possono scendere sotto i 30 metri e gli inquirenti locali stanno cercando di capire se i cinque italiani disponessero dell’apposita deroga, concessa solamente a scopi scientifici.
Contestualmente, restano complesse le operazioni di recupero dei corpi dei sub, con i sommozzatori esperti delle Maldive costretti a fare i conti con condizioni meteo avverse da diverse giorni consecutivi: solo ieri, peraltro, è stata diffusa la notizia del decesso di uno dei sommozzatori impegnati nel recupero dei corpi, apparentemente – secondo le prime informazioni – vittima della cosiddetta “malattia da decompressione”.
