Da sin.: Marco Rubio, Donald Trump, Pete Hegseth alla Casa Bianca (Ansa)
L’amministrazione Trump ha reso operativo il blocco degli accessi alla Casa Bianca per i giornalisti di CNN, MSNOW e Politico, trasformando in realtà l’annuncio lanciato dal presidente sul suo social network Truth: i cronisti delle tre testate, infatti, si sono visti respingere dai sistemi di sicurezza e confiscare i pass d’ingresso dopo le accuse di corruzione e diffusione di “notizie false”; mentre il presidente ha anche ipotizzato ulteriori strette nei confronti di altre testate come il Washington Post e il New York Times.
La misura di Trump – quasi ovviamente – ha scatenato la dura reazione dei media e delle associazioni di categoria, con la White House Correspondents Association e Ong come il Committee to Protect Journalists che hanno denunciato un grave attacco al pluralismo e alla libertà di stampa; così come le emittenti hanno difeso l’autonomia del loro lavoro, ricordando che la Costituzione garantisce il diritto di informare senza interferenze del potere politico.
La vicenda, peraltro, ha rievoca storici precedenti legali visto che già nel 2018 e nel 2019 l’amministrazione Trump – al suo primo mandato – revocò i pass ad alcuni giornalisti, ma in entrambi i casi i giudici federali imposero il reintegro dei cronisti, giudicando le sanzioni arbitrarie e incostituzionali; mentre, proprio in queste ore, CNN e MSNOW hanno sfidato il bando trasmettendo in diretta dal lato opposto di Pennsylvania Avenue rispetto a quello normalmente riservato ai giornalisti.
