Il Libano si trova davanti a una fase nella quale la possibilità di tornare a guardare al futuro passa anche dalla capacità di affrontare le conseguenze di una guerra recente e di consolidare un accordo che resta fragile. In questo contesto si inserisce “La speranza da ri-costruire nella terra dei cedri“, incontro del Meeting di Rimini 2026 dedicato alla situazione del Paese e alle prospettive che si aprono per la sua ricostruzione. L’appuntamento, in programma oggi alle ore 13 nella Sala Neri Generali Cattolica, è trasmesso in diretta da IlSussidiario.tv.
Il confronto riunirà esponenti che osservano la realtà libanese da varie posizioni. Ci sarà il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, insieme al vescovo apostolico di Beirut, César Essayan, e l’ambasciatrice del Libano in Italia Carla Jazzar. A introdurre Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. La loro presenza permette di mettere in relazione il versante delle relazioni internazionali con quello della rappresentanza diplomatica libanese e con l’esperienza della Chiesa sul territorio. Il tema della ricostruzione viene così affrontato da più angolazioni, partendo dalle condizioni nelle quali il Paese si trova e dalla necessità di individuare una prospettiva per il futuro.
Per la realtà cristiana locale, la fase che attraversa il Libano si misura anche con la possibilità di rimanere accanto alla popolazione. La presenza della Chiesa si inserisce infatti nella vita quotidiana delle comunità, in un contesto nel quale la speranza viene collegata non soltanto alle decisioni politiche, ma anche alla capacità di continuare a costruire relazioni e sostenere le persone. Ripartire significa intervenire sulle conseguenze della crisi e creare condizioni perché il Paese possa recuperare una prospettiva condivisa.
Il confronto al Meeting offrirà in questo senso l’opportunità di accostare il punto di vista italiano a quello libanese e alla testimonianza di chi opera nella Chiesa locale. Un dialogo che mette al centro una domanda concreta: come accompagnare la ricostruzione del Libano in una fase ancora caratterizzata da fragilità e incertezza?
