Adriano Cappellari e don Maurizio Patriciello (Foto: Facebook - Padre Maurizio Patriciello)
È arrivato in queste ore un vero e proprio colpo di scena nell’indagine sull’attentato e le intimidazioni mafiose al giornalista Adriano Cappellari, noto online soprattutto per la sue battaglie anti-mafia che l’avevano portato più volte ad accendere un riflettore sulla situazione a Caivano, intervistando anche don Maurizio Patriciello: proprio queste sue attività erano state ritenute – almeno, in un primo momento – collegate all’attentato, ma la verità sembra essere ben diversa.
Facendo un passo indietro, è utile ricordare che l’attentato ad Adriano Cappellari risale allo scorso 30 maggio: dopo essere rientrato da una cena a casa di amici, il giornalisti sentì una forte esplosione che danneggiò le finestre della sua abitazione, provocando un piccolo incendio; il tutto accompagnato anche da una lettera intimidatoria rivolta a lui, alla premier Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello nella quale lo si invitava a interrompere l’attività di indagine contro le mafie.
Da subito, però, l’attentato ad Adriano Cappellari non aveva convinto gli inquirenti, che in queste ore hanno confermato la sua iscrizione nel registro degli indagati con le ipotesi di simulazione di reato, incendio e calunnia: la tesi è che sia stato lo stesso giornalista a organizzare l’attentato, avvalorata dall’acquisto effettuato online di alcune bombole di butanpropano che sono state poi impiegate nell’attacco; mentre – per ora – resta ignota la ragione.
