Chico Forti (Foto: Ansa)
Arrivano buone notizie per Chico Forti: è stata accolta la richiesta di semilibertà di conseguenza da oggi in avanti potrà stare tutto il giorno fuori dal carcere per poi tornare in cella solo di notte, per dormire. Come vi riferiamo sulle pagine de IlSussidiario.net il tribunale di sorveglianza di Verona ha deciso di accettare quindi quanto presentato dai legali difensori di Chico Forti lo scorso 16 settembre, permettendo così al 67enne di lasciare la galera per diverse ore.
Ricordiamo che l’ex imprenditore si trova in Italia dal 2024, dopo un lungo tira e molla con le autorità americane, a seguito di una condanna all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike per cui lo stesso arrestato si è sempre dichiarato innocente. Fino ad oggi Chico Forti ha passato circa 26/27 anni in carcere, e lo sbarco in Italia è stato accolto in maniera senza dubbio più lieve visto che per la prima volta dopo anni il condannato si è avvicinato alla sua famiglia, a cominciare dall’amato zio, con tutto ciò che ne consegue. Ricordiamo che Chico Forti aveva già ottenuto la possibilità di lavorare per 40 ore settimanali fuori dal carcere, ma ora lo spazio “di manovra” sarà ben più ampio, sempre però con l’obbligo di tornare in cella la sera.
Si tratta di una condizione carceraria diversa rispetto a quella che è stata concessa ad esempio nelle scorse settimane ad Alberto Stasi, che invece ha ottenuto la semilibertà con possibilità di restare sempre fuori dal carcere, anche la notte, rispettando però delle regole precise. Ovviamente la difesa di Chico Forti non si ferma qui visto che intende ottenere ulteriori libertà per il proprio cliente, e l’udienza ci sarà il prossimo 24 febbraio: obiettivo, ottenere proprio la libertà condizionale, simile quindi a quanto avvenuto all’ex bocconiano condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. Ricordiamo che Dale Pike venne ucciso nel 1998 a Miami e Chico Forti fu arrestato nel giro di breve tempo e poi condannato all’ergastolo nonostante non vi fossero evidenze certe della sua colpevolezza. Le tv nazionali italiane, a cominciare da Le Iene, hanno iniziato ad accendere un faro sulla vicenda sino a che lo stesso condannato non è potuto tornare nel suo Paese d’origine.
