Il presidente dell'Ucraina Zelensky con la presidente della Commissione UE Von der Leyen al Consiglio UE (ANSA-EPA 2025)
L’Unione Europea sta esercitando pressioni su Kiev affinché consenta ispezioni nell’oleodotto Druzhba, che trasporta petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia e da cui questi Paesi dipendono per il proprio fabbisogno energetico. La disputa nasce da un attacco russo a fine gennaio che ha danneggiato alcune strutture collegate alla pipeline: un serbatoio da circa 75 mila metri cubi di petrolio è esploso e l’incendio ha colpito trasformatori, cavi e sistemi di sicurezza dell’impianto. Kiev sostiene che i danni siano seri e che le riparazioni richiedano tempo anche a causa dei bombardamenti in corso.
Ungheria e Slovacchia, invece, accusano l’Ucraina di rallentare deliberatamente le operazioni, usando la pipeline come leva politica contro i Paesi europei che continuano a importare petrolio russo. Budapest sostiene persino, sulla base di immagini satellitari, che i danni non sarebbero tali da impedire il riavvio dell’oleodotto.
La vicenda crea un problema politico per Bruxelles: l’Ue sostiene militarmente Kiev, ma alcuni Stati membri dipendono ancora dalla Russia dal punto di vista energetico. Il governo ungherese dal canto suo ha bloccato gli aiuti a favore dell’Ucraina, tra cui prestiti e nuove sanzioni contro Mosca.
Bruxelles ha chiesto di poter verificare direttamente lo stato della pipeline, ma Kiev finora non ha concesso l’autorizzazione, ora la controversia rischia di trasformarsi in un nuovo fronte di tensione.
