Argento e oro (Foto da Pixabay)
La crescita del prezzo dell’oro negli ultimi anni riflette cambiamenti profondi nel sistema economico internazionale e sul ruolo del dollaro, per l’analista Giovanni Ricci. Le quotazioni hanno superato prima i 2mila dollari l’oncia e poi la soglia dei 3mila, fino ad arrivare oggi a livelli vicini ai 5mila dollari, a conferma di una trasformazione strutturale degli equilibri monetari mondiali.
Alla base di questa dinamica, secondo l’analisi pubblicata su IlSussidiario.net, c’è il progressivo ridimensionamento del dominio del dollaro nei pagamenti e nelle riserve internazionali: nei primi anni Duemila la valuta americana rappresentava circa il 70% delle riserve delle banche centrali e oltre l’80% degli scambi commerciali mondiali, invece ora si è arrivati rispettivamente a circa il 53% e al 67-68%.
Un cambiamento legato a diversi fattori per Ricci: tensioni geopolitiche, sanzioni economiche, nuovi blocchi economici come i BRICS, accordi regionali e guerre commerciali, per cui l’oro sta tornando a svolgere una funzione di bene rifugio e strumento di stabilizzazione del sistema finanziario internazionale, anche se non c’è ancora un nuovo assetto monetario condiviso.
Il metallo prezioso diventa quindi il “termometro” del disordine mondiale: le sue quotazioni riflettono le tensioni tra le grandi potenze e l’assenza di un accordo tra i principali attori economici mondiali su come riorganizzare il sistema dei pagamenti internazionali.
