Petrolio (Foto da Pixabay)
La guerra in Iran riporta al centro dell’attenzione il rischio di stagflazione, uno scenario economico che si configura quando l’inflazione e la disoccupazione sono alte, invece la crescita economica è debole, come accaduto negli anni ’70 durante la crisi petrolifera. Il problema potrebbe ripresentarsi oggi a causa della crisi energetica causata dal conflitto mediorientale, perché c’è stato un aumento dei prezzi di petrolio e gas, visto che è coinvolta una delle aree energetiche più importanti del mondo e si sono fermati i traffici nello Stretto di Hormuz. Ma la crescita dei costi energetici ricade su trasporti, produzione industriale e prezzi finali per i consumatori, riducendo il potere d’acquisto e frenando gli investimenti.
L’Europa è particolarmente vulnerabile, perché dipende dalle importazioni di energia e ha un’industria ad alta intensità energetica, infatti il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha avvertito che la stagflazione è un rischio concreto, invitando i governi europei a lavorare per una soluzione diplomatica della crisi e a optare per politiche economiche prudenti. Ma sorge anche un dilemma per la Bce: alzare i tassi per combattere l’inflazione rischia di frenare ulteriormente l’economia, invece politiche espansive per sostenere la crescita potrebbero alimentare nuovi aumenti dei prezzi.
