Francoforte, la sede della BCE (ANSA-EPA 2025)
Gli effetti delle oscillazioni di petrolio e gas sui prezzi e sulle scelte della politica monetaria europea non vanno sottovalutati secondo Mario Deaglio, professore emerito di Economia internazionale all’Università di Torino. Nell’intervista a IlSussidiario.net si è soffermato sul rischio inflazione dopo lo scoppio della guerra in Iran e della crisi energetica, spiegando che i mercati energetici stanno vivendo giornate di forti oscillazioni, alimentate dalle notizie spesso contraddittorie sul conflitto e dalle dichiarazioni degli ‘attori’ internazionali, in una situazione di instabilità che rende difficile valutare l’evoluzione dei prezzi e il loro impatto sull’inflazione.
Se le tensioni dovessero proseguire, l’Europa si ritroverebbe in una posizione vulnerabile, essendo più dipendente dalle importazioni energetiche rispetto ad altre economie, per questo per Deaglio è fondamentale che i meccanismi di solidarietà tra gli Stati membri dell’Ue vengano rafforzati e le politiche energetiche e industriali vengano coordinate meglio. Il rischio è che un nuovo aumento dei prezzi dell’energia costringa la Bce a mantenere una linea prudente sui tassi d’interesse, rallentando il percorso verso politiche monetarie più accomodanti. Negli ultimi anni l’istituto guidato da Christine Lagarde ha già dovuto alzare i tassi in modo significativo per contrastare l’inflazione nell’eurozona.
Secondo Deaglio, per scongiurare una nuova spirale inflazionistica servono interventi coordinati su più fronti: stabilizzare i mercati energetici, rafforzare la cooperazione tra Paesi europei e garantire una gestione prudente della politica monetaria, altrimenti si rischia di complicare il quadro economico europeo.
