Stretto di Hormuz (Foto: Ansa)
La chiusura dello Stretto di Hormuz, dopo lo scoppio della guerra in Iran, sta ridisegnando anche gli equilibri della logistica marittima mondiale, perché – come spiegato da Stefania Debora Gandini su IlSussidiario.net, il blocco di uno dei passaggi più strategici del commercio mondiale costringe armatori e compagnie di navigazione a riorganizzare rotte e traffici, riportando il Mediterraneo al centro delle catene di approvvigionamento internazionali.
Oltre l’80% delle merci mondiali viaggia via mare e dipende da alcuni stretti cruciali, tra cui Hormuz, Suez e Bab el-Mandeb. Lo Stretto di Hormuz, in particolare, è fondamentale perché da lì transitano le esportazioni energetiche di Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Con la crisi in corso il traffico si è quasi fermato: prima della guerra attraversavano il corridoio circa 170 navi al giorno, invece dopo il 10 marzo ne sono passate appena due.
Secondo gli operatori marittimi, circa mille navi risultano bloccate nell’area dello stretto e altre tremila nel Golfo Persico, impossibilitate a uscire, per cui le compagnie stanno quindi riorganizzando le rotte, spesso scegliendo percorsi più lunghi e costosi, con inevitabili effetti sui costi di trasporto, sulle assicurazioni e sui prezzi delle merci. In questo scenario il Mediterraneo torna strategico: anche se le petroliere non attraversano Hormuz, le navi dirette in Europa finiscono comunque per convergere nei grandi hub del bacino mediterraneo, che funzionano da piattaforme di smistamento verso il continente.
Per l’Italia la posta in gioco è importante: il commercio con i Paesi del Medio Oriente vale circa 36 miliardi di euro, invece l’intera economia del mare supera 178 miliardi, pari a circa il 10% del PIL nazionale. La crisi del Golfo dimostra quindi quanto gli equilibri della globalizzazione dipendano da poche rotte marittime strategiche, e tra queste il Mediterraneo, ponte naturale tra Europa, Asia e Africa, si conferma ancora una volta uno snodo fondamentale per il commercio mondiale.
