L'Avana (Ansa)
Nel pieno di quello che in altri contesti sarebbe definito un vero e proprio delirio di onnipotenza, dopo aver rovesciato il governo del Venezuela e aver intrapreso una guerra in Iran che mira – più o meno – al medesimo obiettivo, ora Donald Trump sembra puntare anche all’isola di Cuba, già indicata da mesi tra quegli obiettivi “strategici” per la sicurezza nazionale statunitense, nonché – e forse soprattutto – paese con un governo poco affine allo stesso tycoon.
Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, infatti, Trump ha caldeggiato l’idea di una conquista di Cuba sul modello venezuelano, sostenendo apertamente che “posso fare tutto quello che voglio” e che sarebbe “un’onore” invadere L’Avena: ovviamente da Washington non trapelano voci su un presunto piano già formulato dal tycoon, con l’ipotesi che i toni belligeranti – unitamente alla prova di forza in Iran – siano soprattutto legati allo sblocco del fascicolo relativo alla presidenza di Miguel Díaz-Canel.
Trump, infatti, da tempo chiede le dimissioni del presidente cubano, nella speranza di riuscire a guidare il paese latino verso una presidenza che sia più affine agli interessi commerciali e strategici di Washington: proprio nell’ottica della resistenza cubana nella rimozione del presidente va letto il recente embargo sul petrolio imposto dagli Stati Uniti contro l’isola, costretta a spegnere la sua rete elettrica per conservare le ultime scorte.
