Attacchi israeliani in Libano (Ansa)
Dietro l’offensiva israeliana contro Hezbollah nel sud del Libano si nasconde una strategia più ampia, che va oltre la risposta militare immediata agli attacchi: ne parla Bernard Selwan Khoury, direttore italo-libanese del Centro studi sul mondo arabo Cosmo, che nell’intervista resa a IlSussidiario.net analizza l’operazione dell’IDF. Per l’esperto, si inserisce in un piano già delineato da tempo: creare una zona cuscinetto nel sud del Libano per allontanare le milizie filo-iraniane dal confine con Israele.
Secondo diverse ricostruzioni, Israele punterebbe a occupare stabilmente una fascia di territorio profonda 20-30 chilometri, replicando in parte il modello già utilizzato in passato prima del ritiro del 2000: l’obiettivo dichiarato è garantire maggiore sicurezza alle comunità del nord di Israele, da anni esposte ai lanci di razzi e alle incursioni di Hezbollah.
L’operazione militare sarebbe preceduta da bombardamenti e dallo svuotamento progressivo delle aree interessate, con la creazione di una zona militarizzata difficilmente reversibile, per cui Hezbollah diventa sia il bersaglio militare sia, secondo Bernard Selwan Khoury, il pretesto per un intervento più ampio che mira a ridefinire gli equilibri territoriali.
Il Libano, politicamente fragile e con istituzioni deboli, fatica a opporsi a questa dinamica, e l’eventuale avanzata israeliana potrebbe persino essere vista da alcuni settori come un modo per limitare il potere di Hezbollah, anche se il rischio è quello di una nuova escalation regionale. La partita resta a dir poco complessa: l’operazione contro Hezbollah non riguarda solo la sicurezza immediata, ma gli equilibri nell’intero Medio Oriente.
