Attacchi israeliani in Libano (Ansa)
La possibile apertura di un negoziato tra Usa e Iran potrebbe incidere anche sul fronte israelo-libanese secondo Mattia Rossini, analista e responsabile delle Relazioni Istituzionali del Centro studi sul mondo arabo Cosmo. L’ipotesi di un’intesa con Teheran nasce infatti dalla necessità americana di trovare una exit strategy da un conflitto costoso e complesso, che non ha prodotto risultati definitivi nonostante i successi militari parziali, per cui ridurre la tensione con l’Iran significherebbe anche ridimensionare il rischio di escalation regionale e liberare risorse militari e diplomatiche.
È qui che entra in gioco Israele: secondo Rossini, se il fronte iraniano venisse “congelato” attraverso un accordo, Tel Aviv potrebbe concentrare le proprie forze contro Hezbollah in Libano, ritenuto uno dei principali “strumenti” di pressione iraniana nella regione. Una dinamica già visibile nel conflitto in corso, dove il gruppo sciita continua a restare attivo nonostante i colpi subiti. La logica è quella di una redistribuzione del conflitto: meno scontro diretto con l’Iran e maggiore attenzione alle sue proxy regionali, in particolare Hezbollah, così Israele potrebbe affrontare una minaccia più circoscritta, ma comunque strategica per la sua sicurezza.
D’altra parte, un accordo con Teheran richiederebbe concessioni difficili da accettare per entrambe le parti ed Hezbollah potrebbe rispondere intensificando le operazioni: se la diplomazia potrebbe da un lato ridurre il rischio di escalation, dall’altro rischia di spostare il conflitto su altri fronti.
