Trump e Netanyahu (Foto: Ansa)
Nonostante siano già un paio di settimane che sentiamo Trump proclamare la quasi completa distruzione dell’Iran nella sua personalissima guerra, il regime di Teheran sembra essere tutt’altro che distrutto, a differenza delle catene economiche ed energetiche globali: una guerra, insomma, che sta mettendo soprattutto in difficoltà lo stesso tycoon, analizzata nel dettaglio sulle pagine de ilSussidiario.net da Alberto Contri.
Seppur si tenda a parlare soprattutto di petrolio – ricorda Contri – la guerra di Trump sta mettendo a rischio anche gli approvvigionamenti di “metano, urea [e] azoto” fondamentali per “le coltivazioni” e senza i quali “l’anno prossimo (..) ci sarà rischio di carestia” perché non si potranno fertilizzare le colture; ma importantissimi – soprattutto il metano – anche per “l’elettricità statunitense” che sta alimentando massicciamente “i data center (..) di intelligenza artificiale” e che servirà il prossimo inverno per “riscaldare il 47% delle case americane”.
Energia, ma anche – continua Contri – “metalli rari, elio e neodimio” che vengono sprecati in grandissime quantità per lo sforzo bellico di Trump dato che alimentano i “2.400 missili” impiegati in Medio Oriente, togliendoli alle “risonanze magnetiche [e] ai chip sofisticati per l’IA”: la guerra, insomma, sembra star conducendo il mondo intero vero “una recessione mondiale con annessa carestia” e al tycoon “non resta che inventarsi qualche sceneggiata” che giustifichi una guerra che ha più volte detto di essere “già ampiamente vinta in cielo e in mare”.
