Pizzaballa a Gerusalemme (Ansa)
Intervenuto in queste ore sulle pagine de ilSussidiario.net, monsignor Rino Fisichella – attuale Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione – ha riflettuto su questa Pasqua 2026 in cui la guerra sembra essere tornate sempre più predominante sulla bocca di tutti, facendo apparire (ai più) vano quel dono della pace, della rinascita e della resurrezione che questa festività porta con sé: un punto di vista – precisa il sacerdote – sbagliato, perché il senso di questa festività si gioca proprio tutto attorno “all’esperienza della morte e della violenza”.
La Croce, infatti, è al contempo “il segno più drammatico dell’ingiustizia umana” e quello dal quale “scaturisce la vita nuova”, testimoniando che “Dio opera anche quando tutto sembra contraddirlo”: in tal senso, in questa Pasqua 2026 in guerra potrebbe essere facile pensare che “la pace sia un’utopia”, ma è bene tenere sempre a mente che la festa ci chiama a “sperare (..) e impegnarci concretamente per la riconciliazione”, senza mai cedere al facile “odio”.
Proprio la Pasqua 2026, insomma, dovrebbe diventare un momento per riflettere sul fatto che “la pace non può essere che un riflesso dell’amore di Dio nei nostri confronti”, perché solamente quando avverrà “questa scoperta della tenerezza dell’amore di Dio” potremo uscire tutti dai “nostri interessi” personali, facendo sì che la pace non sia più solamente “uno slogan per le piazze” ma un impegno a costruire qualcosa di positivo.
