Cina (Ansa)
A circa otto anni di distanza dallo storico accordo tra il Vaticano e il governo della Cina, secondo un recentemente rapporto di Human Rights Watch, la condizione per i fedeli cattolici che si trovano nella terra del Dragone sarebbe tutt’altro che migliorata, con il Partito che è riuscito a estendere ulteriormente il suo controllo sulla fede, erodendo progressivamente lo spazio di manovra della cosiddette “chiese clandestine”, ovvero quelle fedeli al Pontefice e non al Partito.
Secondo la ONG, infatti, dopo l’accordo siglato con il Vaticano, la Cina è riuscita a munirsi di tutta una nuova serie di stratagemmi utili per spingere i fedeli ad aderire al culto “ufficiale” del Partito, demolendo le chiese clandestine e arrestando i preti “abusivi”; mentre ancor più grave sarebbe l’interruzione delle possibilità di nominare i Vescovi, con la conseguenza che presto le chiese clandestine si troveranno senza guide spirituali, già in larghissima parte divenute anziane.
Non solo, perché se le chiese clandestine in Cina se la passano decisamente male, lo stesso vale anche per la Chiesa ufficiale: sono, infatti, parecchie le segnalazioni di pressioni affinché i fedeli si registrino a un apposito elenco e i contenuti delle funzioni sono strettamente dettati dal Partito; mentre le – poche – funzioni concesse, devono essere obbligatoriamente organizzate in orari scomodi, in modo da ridurre la partecipazione alle messe.
