La Procura di Prato ha deciso di riaprire le indagini sulla morte di Luana D’Orazio, la giovane operaia di 22 anni rimasta uccisa il 3 maggio di cinque anni fa in una fabbrica tessile di Montemurlo, in provincia di Prato. Il procuratore Luca Tescaroli ha disposto un nuovo approfondimento dell’inchiesta con l’obiettivo di verificare eventuali ulteriori responsabilità legate all’incidente mortale che sconvolse il Paese e riaccese il dibattito sulla sicurezza sul lavoro.
La riapertura del caso prevede da un lato il riesame dell’intero fascicolo investigativo e dall’altro nuovi accertamenti affidati agli specialisti dell’unità prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl. Gli inquirenti vogliono chiarire se vi siano ancora aspetti irrisolti nella ricostruzione dell’incidente e se possano emergere altri profili di responsabilità penale.
Luana D’Orazio morì mentre lavorava a un orditoio tessile: secondo le ricostruzioni processuali, il macchinario sarebbe stato manomesso nei dispositivi di sicurezza. Per la morte della giovane operaia i titolari dell’azienda avevano patteggiato pene rispettivamente di due anni e un anno e sei mesi, invece il tecnico manutentore accusato di aver rimosso il sistema di sicurezza era stato assolto in primo grado. Proprio contro quell’assoluzione la Procura aveva già presentato ricorso in appello nei mesi scorsi, sostenendo la necessità di ulteriori verifiche sulle responsabilità tecniche e sulla manomissione dell’orditoio.
