combo con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (ansa)
Alberto Stasi è sempre più vicino a lasciare il carcere. Il condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco, ha chiesto di accedere all’affidamento in prova ai servizi sociali e, secondo quanto riferito da TgLa7, il Tribunale di Sorveglianza di Milano avrebbe espresso parere favorevole alla concessione della misura alternativa.
L’udienza si è svolta nel massimo riserbo e si resta ora in attesa del provvedimento formale dei giudici. A sostegno della richiesta di Stasi ha pesato anche il parere positivo della Procura generale di Milano, fondato sulla buona condotta mantenuta durante la detenzione e sulle relazioni favorevoli redatte dall’équipe del carcere di Bollate, dove il detenuto per l’omicidio di Chiara Poggi ha già beneficiato di percorsi graduali di reinserimento.
Dopo aver ottenuto prima il lavoro esterno e successivamente il regime di semilibertà, Stasi potrebbe quindi scontare l’ultima parte della pena fuori dal carcere, nell’ambito di un programma di affidamento ai servizi sociali. La fine della pena è prevista tra due anni e il residuo detentivo rientra nei limiti stabiliti dalla legge per accedere a questa misura.
Sempre secondo TgLa7, Stasi non avrebbe intenzione di tornare a vivere a Garlasco. Avrebbe invece scelto di trasferirsi in un comune dell’area milanese, dove prenderebbe in affitto un’abitazione per proseguire il proprio percorso lavorativo e personale lontano dai riflettori che continuano a circondare il caso.
La possibile concessione dell’affidamento ai servizi sociali resta comunque separata dalla nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia sul delitto di Garlasco. L’eventuale misura alternativa riguarda solo l’esecuzione della pena e non incide sulla condanna definitiva pronunciata nei confronti di Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi.
Sul caso è intervenuto anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha definito la vicenda processuale di Stasi un caso «discutibile» e «anomalo», richiamando il dibattito sulle diverse decisioni assunte nei vari gradi di giudizio. Di diverso tenore le dichiarazioni dei legali della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che hanno ricordato come l’eventuale affidamento sia un diritto previsto dall’ordinamento per i detenuti che ne possiedono i requisiti, senza però modificare in alcun modo la validità della condanna definitiva.
