Confine Italia-Svizzera (Foto: Ansa)
La Svizzera si prepara a una delle consultazioni più delicate degli ultimi anni: oggi gli elettori sono chiamati a esprimersi su una proposta promossa dal Partito Popolare (SVP), la principale forza parlamentare del Paese, che vuole introdurre un limite massimo alla crescita della popolazione residente. La riforma vuole impedire che il numero degli abitanti superi i 10 milioni entro il 2050, una soglia che secondo i promotori è il punto oltre il quale il sistema svizzero rischierebbe di entrare in sofferenza.
La proposta nasce dal crescente dibattito sull’immigrazione e sui suoi effetti economici e sociali: per i sostenitori del “Sì”, la forte crescita demografica degli ultimi decenni avrebbe contribuito ad aggravare problemi come la carenza di alloggi, l’aumento dei canoni di locazione, il sovraffollamento dei trasporti pubblici e la congestione della rete stradale. In un Paese dove oltre un quarto della popolazione è costituito da cittadini stranieri, il tema continua a occupare un posto centrale nel confronto politico.
Se il referendum dovesse essere approvato, il governo federale e il Parlamento sarebbero obbligati a intervenire qualora la popolazione raggiungesse i 9,5 milioni di abitanti prima del 2050. Le misure potrebbero riguardare in particolare le politiche migratorie, l’asilo e il ricongiungimento familiare. Inoltre, verrebbero attivate le clausole previste dagli accordi internazionali che incidono sulla crescita demografica, compreso l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea.
Proprio questo aspetto è uno dei punti più controversi della consultazione: secondo il ministro della Giustizia svizzero, Beat Jans, l’approvazione della proposta potrebbe provocare una sorta di “Brexit svizzera”, mettendo a rischio i rapporti con Bruxelles e la partecipazione della Confederazione a importanti accordi di cooperazione come Schengen e Dublino.
Invece, le aziende temono che una stretta all’immigrazione possa aggravare la già nota carenza di manodopera qualificata e gli operatori sanitari ricordano che una quota importante di professionisti attivi negli ospedali svizzeri proviene dall’estero, per cui una riduzione dei flussi migratori potrebbe avere ripercussioni sulla qualità dei servizi e sulla competitività economica del Paese.
Gli ultimi sondaggi disponibili avevano mostrato un vantaggio del fronte del No, ma con margini ridotti. A rendere ancora più imprevedibile l’esito del voto il clima di tensione seguito all’attentato avvenuto a fine maggio, quando un uomo armato di coltello ha ferito tre persone in un episodio classificato dalle autorità come un atto terroristico. Un episodio che potrebbe aver influenzato l’opinione pubblica nelle settimane precedenti alla consultazione e che complica le previsioni.
