Proteste Iran dopo la morte di Khamenei (Ansa)
Anche se Trump si è detto certo che l’Iran avrebbe siglato l’ultimo accordo proposto nella giornata di oggi – peraltro 80esimo compleanno del tycoon -, sembra essere più complessa e articolata la strada che porterà alla fine del conflitto: proprio in queste ore, infatti, Israele ha ripreso i bombardamenti contro il Libano, spingendo gli ayatollah a promettere risposte durissime che potrebbero compromettere il futuro della pace; mentre sono numerose le proteste nello Stato islamico contro la firma dell’accordo.
Su quest’ultimo fronte, infatti, alcuni media riferiscono che in Iran i partiti più conservatori sono scesi in piazza, manifestando la loro piena opposizione all’accordo e chiedendo le dimissioni del ministro degli Esteri Abbas Araghchi e del presidente del Parlamento Bagher Ghalibaf: per il primo, due parlamentari hanno anche manifestato la loro intenzione ad aprire una procedura di impeachment, denunciando il fatto che l’accordo trasformerebbe Teheran in una “colonia americana”.
In particolare, a far montare le proteste contro l’accordo sembra essere stata l’indiscrezione – lanciata da alcuni media statunitensi – sul fatto che l’Iran avrebbe accettato di non produrre alcun tipo di armamento nucleare: secondo i parlamentari conservatori, infatti, Araghchi non avrebbe alcun diritto per negoziare sul tema del nucleare, violando – a loro avviso – le “linee rosse della Guida Suprema” in un vero e proprio fallimento per lo Stato islamico.
