Simonetta Cesaroni (Foto: Tg5)
Nessuna svolta per quanto riguarda il delitto di via Poma, l’omicidio della povera Simonetta Cesaroni avvenuto il 7 agosto del 1990. Le indagini non si sono mai fermate per cercare di capire chi abbia trucidato la povera ragazza nel quartiere Prati di Roma e sembravano poter arrivare ad una sorta di verità, ma dall’analisi del DNA di sette persone, cinque uomini e due donne, non è emerso nulla di significativo.
Stando a quanto sottolineato dal Corriere della Sera, fra queste sette persone vi sarebbe anche un uomo di altissimo profilo, la cui identità è rimasta ovviamente anonima, ma come detto sopra non è emerso nulla, nessun match con il materiale genetico rinvenuto sulla scena del crimine e sul cadavere della povera ragazza. Il problema è che, essendo l’omicidio commesso 36 anni fa, tutti i reperti genetici e biologici raccolti si stanno piano piano esaurendo con le analisi che si sono susseguite nel corso degli anni, di conseguenza si rischia che prima o poi non vi sia più nulla da comparare.
La famiglia di Simonetta Cesaroni, a cominciare dalla sorella Paola, resta comunque fiduciosa, convinta che le nuove indagini – sia scientifiche quanto tradizionali – stiano proseguendo nel migliore dei modi e che finalmente, dopo quasi 40 anni, si sta procedendo ad una inchiesta a 360 gradi senza tralasciare nulla. La cosa certa è che attualmente l’indagine sul delitto di via Poma si trova di nuovo ad un punto morto: ci si aspettava infatti un nuovo indagato dopo l’analisi del materiale genetico ma alla fine – come detto sopra- a nulla è valsa la comparazione del dna, tra l’altro fornito in maniera spontanea dai sette di cui sopra. Le indagini comunque proseguono, vedremo se emergerà eventualmente qualche novità: la famiglia ha perso le speranze, ma forse gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica sì.
