Ebola in Congo (Ansa)
Mentre prosegue inesorabile e inarrestabile la diffusione dell’ebola in Congo, l’Organizzazione mondiale della sanità è tornata a parlare pubblicamente dell’epidemia, aggiornando – per la prima volta – al ribasso il conteggio sui casi ritenuti “sospetti”, ovvero quei malati che presentano un quadro clinico compatibile con la malattia, ma che non è ancora stato effettivamente confermato da un test scientifico svolto in laboratorio.
Facendo un passo indietro, è bene ricordare che l’OMS aveva dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale sull’ebola lo scorso 17 di maggio: in quel momento i casi sospetti erano qualche centinaio scarso e la situazione – apparentemente – sembrava essere sfuggita di mano piuttosto rapidamente, tanto che già qualche settimana più tardi diverse stime indicavano il numero di casi sospetti già abbondantemente superiore al migliaio.
Dopo il panico, però, proprio in queste ore l’OMS è tornato a parlare dei casi sospetti e ha indicato l’attuale stima più credibile a 116 persone in attesa di un analisi di laboratorio: un numero, insomma, nettamente inferiore al migliaio ipotizzato nelle settimane scorse, ma al quale si devono aggiungere anche i 321 casi già confermati; mentre sullo scarto – evidente – tra i dati di qualche giorno fa e quelli odierni, l’OMS ha precisato che i casi sospetti erano legati a malattie differenti.
