Epidemia di ebola in Congo (Ansa)
Con i casi sospetti di ebola in Congo (e Uganda) che aumentano a vista d’occhio, il vicedirettore operativo di Medici Senza Frontiere, Alan Gonzalez, ha lanciato un vero e proprio allarme sulla capacità della autorità sanitarie locali di rispondere in modo concreto all’emergenza sanitaria: partendo dai dati, infatti, attualmente sono 263 i casi e 43 i decessi confermati tra Congo e Uganda, con la stima dei casi sospetti che ha già abbondantemente superato il migliaio.
Approfittando dell’odierna visita da parte del direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, Gonzalez ha chiarito che attualmente il Congo “non sta tenendo il passo con la diffusione di ebola” sul suo territorio, con l’epidemia che è ritenuta tra le più rapide mai registrate ed è resa ancora più complessa dal ceppo Bundibugyo “per il quale non esistono vaccini approvati né trattamenti specifici” e che è particolarmente complesso “da diagnosticare” con certezza.
Ad oggi – ha spiegato ancora Gonzalez – “nessuno conosce la reale portata e la gravità” dell’epidemia da ebola e nonostante “nuovi casi sospetti vengano segnalati ogni giorno”, ci sono ancora “centinaia di campioni” fermi nei laboratori di analisi in attesa di conferma: attualmente, al Congo serve un “ampliamento immediato della capacità di effettuare test”, oltre a un accesso “garantito e continuativo [delle] forniture mediche” e – naturalmente – al “personale umanitario” per supportare le operazioni sanitarie.
