Germania: il cancelliere Merz (Ansa)
Anche il Germania, esattamente come nel resto del mondo, secondo l’ingegnere elettronico Alessandro Fontana – intervenuto in queste ore sulle pagine de ilSussidiario.net – la guerra in Iran tiene banco sulle pagine di cronaca, con la postura governativa che sembra essere quella di una condanna sull’operato esterno al “diritto internazionale [di] USA e Israele” pronunciata, però, sicuramente voce più bassa rispetto a quella con cui si dice che “il regime iraniano è brutto e cattivo”.
La Germania, insomma, ufficialmente sulla guerra in Iran “resta alla finestra a vedere come va a finire”, accodandosi a chi dice che “non è la nostra guerra” per evitare esposizioni potenzialmente dannose dettate “dall’imprevedibilità del presidente Trump”; tutto, però, accompagnato anche da un piano per evitare di “farsi trovare impreparata” nel caso in cui l’intervento diretto dovesse rivelarsi necessario o – peggio ancora – in caso di attacco esterno.
Proprio in quest’ottica – ricorda Fontana – va inserita l’ipotesi circolata (e poi accantonata) in Germania in questi giorni di obbligare gli uomini “tra 17 e 45 anni” a chiedere una vera e propria “autorizzazione dalla Bundeswehr prima di intraprendere viaggi all’estero (..) superiori a tre mesi”; oppure anche i contatti tra Wolkswagen e l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems per la fornitura della componentistica per lo “scudo antimissile Iron Dome”.
