Premier Giorgia Meloni al Consiglio Europeo (ANSA 2026, uff. stampa P. Chigi)
Ribattezzata “Stabilicum” dalla maggioranza e “Melonellum” dall’opposizione, la nuova riforma elettorale approvata oggi dalla Camera punta a garantire la governabilità , spingendo i partiti verso ampie coalizioni: l’impianto resta proporzionale ma prevede un premio di maggioranza fisso di 105 parlamentari (70 deputati e 35 senatori) per chi supera la soglia del 42% dei voti, fissando comunque un tetto massimo ai seggi ottenibili per evitare uno squilibrio di rappresentanza.
Per l’elezione dei parlamentari, lo Stabilicum prevede un sistema misto con i capilista bloccati e il ritorno (parziale) delle preferenze, con l’obbligo di indicare il candidato premier al momento del deposito dei simboli; mentre si inaspriscono nettamente i criteri di accesso alle urne per le nuove forze politiche, con l’aumento da 1.500 a 6.000 firme per collegio per i partiti non parlamentari e la conferma delle soglie di sbarramento del Rosatellum (3% per le liste e 10% per le coalizioni).
Lo Stabilicum, infine, introduce rilevanti novità sul fronte dell’esercizio del voto e della rappresentanza estera: da un lato – infatti – le circoscrizioni per gli italiani all’estero vengono accorpate; mentre – dall’altro lato – si apre una svolta storica per la mobilità elettorale con la possibilità di votare anche fuorisede con domicilio temporaneo da almeno 9 mesi.
