Venezuela, Trump e Rubio (Foto: Ansa)
La pesante sconfitta subita alle Midterm ha aperto profonde crepe all’interno del Partito Repubblicano, trasformando l’apparente compattezza pre-voto in una vera e propria resa dei conti in vista delle presidenziali 2028: tra i vertici dell’amministrazione guidata da Trump, infatti, la figura maggiormente al centro delle indiscrezioni è il Segretario di Stato Marco Rubio che – secondo diverse fonti diplomatiche e politiche – starebbe valutando le dimissioni per smarcarsi dalle decisioni più controverse del tycoon, a partire – naturalmente – dalla guerra contro l’Iran, e preservare le proprie ambizioni verso la Casa Bianca.
Nel frattempo, a Washington si rincorrono le voci sui possibili riassetti di potere nel cerchio magico di Trump: il nome più accreditato per una promozione di altissimo piano è quello di Sergio Gor – attuale ambasciatore statunitense in India e storico fedelissimo del tycoon -, indicato come potenziale candidato al ruolo di Capo di Gabinetto in sostituzione di Susie Wiles o come possibile successore dello stesso Rubio; ma Gor ha già smentito seccamente le indiscrezioni, definendole prive di fondamento.
L’incertezza sui futuri equilibri riflette il clima di forte riorganizzazione che sta travolgendo la leadership repubblicana dopo la perdita del controllo di Capitol Hill: mentre Rubio e gli altri esponenti dell’esecutivo cercano di bilanciare la lealtà alla presidenza con la propria sopravvivenza politica, il Partito si avvia verso due anni di intensa transizione, segnati dalla necessità di rifondare la propria offerta elettorale in vista della fine del secondo mandato di Trump.
