Cina e USA sull'orlo del baratro (Foto: Ansa 2025 EPA/ABEDIN TAHERKENAREH)
L’esito delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti ha trovato una pronta sponda a Teheran, dove il presidente del parlamento Bagher Ghalibaf ha interpretato la disfatta repubblicana come un chiaro segnale dell’elettorato statunitense contro il conflitto; mentre, nonostante le ammissioni del vicepresidente JD Vance sull’impatto negativo della guerra sul voto, Donald Trump ha rivendicato la bontà delle proprie scelte militari, lasciando aperta l’incertezza sui prossimi passi della sua amministrazione.
Nel frattempo, la Repubblica Islamica ha alzato il livello della minaccia verbale verso l’Occidente, con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei che ha invitato a non riporre illusioni in una svolta politica a Washington, avvertendo che qualsiasi nuovo attacco da Trump riceverà una risposta priva di restrizioni geografiche; mentre, in quest’ottica, esponenti della sicurezza nazionale iraniana hanno ventilato la possibilità di colpire anche le basi americane situate in Europa, citando esplicitamente le installazioni presenti in Italia e Germania.
Sullo sfondo restano complessi negoziati internazionali per superare lo stallo militare e riaprire lo stretto di Hormuz, mentre si teme che una nuova escalation possa travolgere la stabilità regionale e globale: sebbene dal Comando Centrale statunitense filtrino indiscrezioni su piani d’azione già pronti, le ultime dichiarazioni di Trump sembrano temporaneamente frenare un’immediata ripresa delle ostilità , lasciando il quadro geostrategico in una condizione di estrema fragilità .
