Santiago Peña, ex presidente del Paraguay (X/Twitter)
Il Paraguay è stato travolto da una profonda crisi politica e finanziaria culminata con le dimissioni del presidente Santiago Peña, conseguenza del crollo di Ueno Bank che ha dichiarato l’insolvenza per una gravissima carenza di capitale: una crisi che ha – appunto – coinvolto anche il presidente per via di ampi investimenti da circa 380 milioni di dollari promossi dall’Istituto di Previdenza Sociale; mentre la procedura di risoluzione dell’istituto bancario ha causato il blocco immediato di conti, carte e filiali, lasciando quasi tre milioni di cittadini senza accesso ai propri risparmi.
Travolto dalle proteste di piazza ad Asunción e dalla minaccia di un imminente impeachment sostenuto anche da settori della maggioranza, Peña ha rassegnato le dimissioni invocando la stabilità del Paraguay; mentre l’ex presidente è finito anche nel mirino dei magistrati per dei presunti conflitti di interesse e l’evasione di alcuni controlli legati ai suoi passati legami azionari con il gruppo proprietario della banca
Nel frattempo che le autorità hanno emesso mandati di arresto per otto alti dirigenti dell’istituto – tra i quali l’ex presidente Miguel Vázquez -, la Banca Centrale del Paraguay ha assunto la gestione di Ueno Bank nel tentativo di trasferire i depositi ad altri istituti e contenere il rischio di un contagio sistemico e, mentre cresce il timore di un collasso economico, il governo cerca di organizzare la restituzione prioritaria dei fondi per tutelare i piccoli risparmiatori e garantire il pagamento delle pensioni a oltre 30mila persone colpite dal blocco.
