Il discorso di Trump alla Casa Bianca (Ansa)
Sono pesantissime – anche se non rivolte ai diretti interessati – le accuse mosse da Donald Trump alla Cina durante il discorso alla nazione tenuto nei giorni scorsi dalla East Room della Casa Bianca, con l’obiettivo di esporre le “scioccanti vulnerabilità ” dei sistemi elettorali statunitensi in vista delle imminenti elezioni di Midterm che – a novembre – chiameranno al voto i cittadini statunitensi per confermare (o negare) la loro fiducia nei confronti del presidente.
Trump, infatti, ha accusato Pechino – promettendo anche la pubblicazione, nei prossimi giorni, dei file secretati che dimostrerebbero questa tesi – di aver violato i sistemi elettorali statunitensi, mettendo le mani su 220 milioni di file personali degli elettori, contenenti nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche: un sistema che va avanti almeno dal 2020 che avrebbe coinvolto 18 differenti Stati, peraltro accusati – questi ultimi – di aver deliberatamente insabbiato l’informazione.
Accuse – quelle di Trump – che sono state immediatamente respinte dalla stessa Cina, con il ministro degli Esteri Lin Jian che le ha definite “completamente false”: a suo avviso, infatti, Pechino non avrebbe “alcun interesse nelle elezioni statunitensi”, né avrebbe mai – in alcun modo – “interferito” con le scelte dei cittadini; il tutto invitando anche il presidente USA a evitare di usare la Cina come “argomento di campagna elettorale”.
