“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” È la domanda che Marco Gallo aveva lasciato scritta sul muro della sua camera poco prima di morire. Aveva 17 anni quando, il 5 novembre 2011, un incidente stradale mentre si recava a scuola pose fine alla sua vita. A distanza di quindici anni, la sua storia torna al centro del Meeting di Rimini 2026 con l’incontro “Marco Gallo: più vita alla vita“. L’incontro, a cura di Tracce, è in programma oggi alle ore 21, all’Auditorium Intesa Sanpaolo D3 della Fiera di Rimini, ma è trasmesso in differita su IlSussidiario.tv.
A raccontare la storia di Marco Gallo il padre Antonio e la mamma Paola Cevasco, insieme a Mauro-Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine Cistercense. A moderare Stefano Filippi, direttore di Tracce. Il confronto nasce dal desiderio di ripercorrere la vicenda umana e cristiana di un ragazzo che, nonostante la brevità della sua esistenza, ha lasciato una testimonianza che raggiunge molti giovani. Marco Gallo è riconosciuto dalla Chiesa come servo di Dio. Il 7 marzo scorso, infatti, a Milano è stata aperta la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione.
L’appuntamento offre quindi uno spazio per conoscere Marco tramite la voce dei genitori e di chi ne ha incontrato il cammino, guardando alla sua esperienza non solo alla luce della morte prematura, ma soprattutto della domanda sul significato della vita che ha accompagnato la sua ricerca. Nel suo percorso di fede ebbero un ruolo importante la lettura della Bibbia, la vita ecclesiale e l’attenzione agli altri, maturata anche attraverso l’esperienza di Gioventù Studentesca.
