Salah al Din Road, Striscia di Gaza, febbraio 2024 (Ansa)
È arrivata in queste ore la notizia – ampiamente attesa – dallo scioglimento del governo di Gaza da parte dell’ala politica di Hamas (separata da quella militare, ancora estremamente influente all’interno della Striscia palestinese), considerato un passaggio fondamentale dell’accordo voluto da Trump che ad oggi – a conti fatti – non ha ancora prodotto alcun reale risultato, tanto che solo poche ore fa si sono verificati altri raid israeliani contro l’enclave palestinese.
Lo scioglimento del governo di Hamas, comunque, resta un passaggio importante per il futuro dell’accordo di pace, aprendo ufficialmente le porte all’ingresso nella Striscia del cosiddetto Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza indicato dal Board of peace di Trump: ai tecnocrati, però, l’accesso effettivo alle sedi del governo resta ancora precluso a causa della resistenza di Israele e – forse soprattutto – di un cessate il fuoco che è effettivo solamente sulla carta, ma non nella realtà dei fatti.
Inoltre, pur avendo sciolto la sua ala politica (che continuerà a esercitare i suoi poteri fino all’arrivo del Comitato), resta ancora irrisolto il nodo del disarmo di Hamas: per Israele si tratta di una condizione fondamentale per arrivare alla pace, ma i miliziani palestinesi hanno sempre ribadito che non lasceranno le loro armi fino al momento in cui Tel Aviv non abbandonerà completamente la Striscia palestinese, con una vera e propria impasse che sembra irrisolvibile.
