Che cosa accade quando la cura dell’altro non viene ridotta a una tecnica, ma diventa prima di tutto una relazione? All’incontro “Amore e cura. L’impronta dell’umano” del Meeting di Rimini 2026 si mette a confronto filosofia e psichiatria per riflettere su ciò che rende realmente umana l’esperienza del prendersi cura, cercando così una risposta a quell’interrogativo. L’evento, che è in programma oggi alle ore 12 all’Auditorium Intesa Sanpaolo D3 della Fiera di Rimini, è realizzato con il sostegno di Tracce ed è trasmesso in diretta su IlSussidiario.tv.
A portare due prospettive complementari la professoressa Luigina Mortari, che insegna Filosofia della Cura all’Università di Verona e autrice di Etica della cura (Vita e Pensiero), e lo psichiatra e psicoterapeuta Giovanni Stanghellini, autore di L’amore che cura (Feltrinelli). A introdurre l’incontro lo psichiatra Mario Ballantini, già direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze di Sondrio.
Il confronto parte da un gesto semplice, ma tutt’altro che scontato: restare accanto a chi soffre. Per Stanghellini la relazione con il paziente non può prescindere dal riconoscimento della sua singolarità ; Mortari affronta invece la cura come una dimensione fondamentale dell’esistenza, legata al modo in cui scegliamo di rivolgere tempo e attenzione agli altri. Il tema diventa così anche una riflessione sull’impronta dell’umano: in un ambito come quello della salute, dove competenze e strumenti sono indispensabili, la persona non può essere separata dalla sua storia, dalle sue fragilità e dal bisogno di una presenza capace di riconoscerla.
