Una macchina può scrivere, rispondere a una domanda, tradurre una frase e produrre contenuti in pochi istanti, ma queste capacità bastano per parlare di pensiero? È uno dei nodi affrontati al Meeting di Rimini 2026 nell’incontro “Parole, macchine, cervelli: riconoscere ciò che è umano per difenderlo“, dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale, linguaggio e natura umana. Il dibattito, in programma oggi alle ore 19 nella Sala Neri Generali Cattolica della Fiera di Rimini, è trasmesso in differita su IlSussidiario.tv.
Il tema sarà affrontato da due studiosi con competenze diverse. Da un lato padre Paolo Benanti, francescano e professore di Filosofia Morale ed Etica della Tecnologia alla Luiss Guido Carli, che si occupa di tecno-etica, intelligenza artificiale, neuro-etica e post-umano; dall’altro Andrea Moro, professore di Linguistica Generale e Neurolinguistica alla Scuola Normale di Pisa e allo IUSS di Pavia e Accademico dei Lincei, che porterà invece l’attenzione sul linguaggio e sui suoi rapporti con il cervello. A moderare Marco Aluigi, vicedirettore della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS.
L’avanzamento delle tecnologie di AI rende sempre più difficile distinguere, a prima vista, ciò che è prodotto da una persona da ciò che viene elaborato da un sistema artificiale. Da qui nasce una questione che riguarda il funzionamento delle macchine eil significato di alcune caratteristiche proprie dell’esperienza umana: che cosa significa parlare, comprendere, essere coscienti e vivere attraverso un corpo?
Il confronto permette così di mettere a paragone capacità computazionale e facoltà umane, evitando però di ridurre la questione a una semplice gara tra uomo e macchina. Una tecnologia può essere estremamente efficace nell’elaborare informazioni, ma resta da comprendere che cosa distingua questa prestazione dall’esperienza di una persona che attribuisce significato alle parole, interpreta la realtà e sviluppa una consapevolezza di sé.
Da qui anche la questione delle decisioni: quanto più le nuove tecnologie entrano nella vita quotidiana, nella società e nei processi decisionali, tanto più diventa necessario stabilire quali criteri debbano guidarne progettazione e utilizzo. L’efficienza, da sola, può essere sufficiente a definire ciò che è bene per l’uomo? Il confronto prova a rispondere anche a questa domanda.
