Carlo Nordio, Ministro della Giustizia in Parlamento (ANSA 2026, Riccardo Antimiani)
Il confronto politico sul referendum sulla giustizia è sempre più acceso e il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene per difendere la riforma del governo, respingendo le accuse provenienti da parte della magistratura e dell’opposizione. Il Guardasigilli, nelle interviste rilasciate negli ultimi giorni, ha denunciato un clima di forte tensione nel dibattito pubblico, tra toni durissimi e accuse rivolte all’esecutivo, definito da alcuni “fascista” o “eversivo”.
Nordio ha spiegato che la riforma non ha l’obiettivo di colpire o “umiliare” i magistrati, ma di rendere la giustizia più equilibrata e trasparente. Il punto centrale riguarda il Consiglio superiore della magistratura (CSM) e il peso delle correnti interne alla magistratura, che secondo il ministro negli anni hanno finito per influenzare nomine e carriere. La riforma mira quindi a ridurre questa influenza, cambiando il meccanismo di nomina dei membri.
Tra gli elementi più discussi c’è anche la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che secondo il ministro rafforzerebbe la terzietà del giudice e renderebbe più chiari i ruoli all’interno del processo. Nordio ha ricordato di aver lavorato a lungo come magistrato e di aver combattuto il terrorismo negli anni delle Brigate Rosse, motivo per cui respinge con decisione le accuse di voler indebolire l’indipendenza dei giudici.
