Il presidente USA Donald Trump (Ansa)
Sembra essere prossima a una svolta la personalissima crociata di Donald Trump contro James Comey, ex direttore dell’FBI che è diventato famoso per aver condotto le primissime indagini su quello che fu rinominato dal media statunitensi come “Russiagate”, ovvero l’ipotetica ingerenza russa nella prima campagna elettorale del tycoon che lo portò alla Casa Bianca nel 2016: un’indagine che attirò immediatamente l’odio di Trump contro procuratore federale, tanto che nel 2017 fu licenziato in tronco e il Russigate si concluse con un nulla di fatto.
Da quel momento, però, Trump ha continuato a cercare pretesti per indagare James Comey, ritenendolo responsabile di una presunta persecuzione giudiziaria nei suoi confronti e solamente qualche mese fa l’ex direttore dell’FBI finì in tribunale per rispondere delle accuse di intralcio ai lavori al Congresso: il caso si è concluso con un’assoluzione per via di un’irregolarità amministrativa, ma non c’è voluto molto a Trump per trovare un altro pretesto.
James Comey, infatti, è stato nuovamente citato in giudizio, con tanto di richiesta di arresto, per via di una foto pubblicata sui social lo scorso anno: nell’immagine, infatti, si vedono alcune conchiglie disposte per formare la scritta “86 47”, ritenuta una minaccia diretta nei confronti del tycoon dato che nel gergo militare statunitense l’86 indica la parola “eliminare” e il 47 è ritenuto identificativo del 47esimo presidente, appunto Trump.
