(da sinistra a destra) Giorgia Meloni, Kyriakos Mitsotakis, Donald Tusk, Emmanuel Macron e Micheal Martin durante il vertice del Consiglio dell'UE a Bruxelles (Foto Ansa 2025 EPA/OLIVIER HOSLET)
Frenata dell’Italia all’ipotesi di un coinvolgimento militare nello Stretto di Hormuz: stavolta la premier Giorgia Meloni prende le distanze dalla linea Usa, chiarendo che un intervento diretto per riaprire il passaggio marittimo, richiesto dal presidente americano Donald Trump, rappresenterebbe “un passo verso il coinvolgimento nella guerra” contro l’Iran. La posizione del governo italiano si inserisce in una linea più ampia condivisa da diversi Paesi europei, orientati a evitare un’escalation militare: l’obiettivo resta quello di contenere il conflitto e privilegiare una soluzione diplomatica, evitando di trasformare la crisi nel Golfo in un conflitto ancora più esteso.
Per Meloni c’è una strada alternativa: invece di ampliare il raggio d’azione nel Golfo Persico, si può rafforzare la missione europea Aspides nel Mar Rosso, che ha una natura difensiva e serve a proteggere le rotte commerciali dagli attacchi alle navi mercantili. La missione Aspides, attiva da due anni, è concepita per garantire sicurezza marittima senza entrare in operazioni offensive, ma al momento non è prevista una sua estensione allo Stretto di Hormuz. La situazione resta però estremamente delicata, anche perché la crisi nello Stretto, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, è una delle più gravi minacce alla stabilità energetica mondiale.
Ma anche per questo potrebbe essere seguita la linea prudente dell’Italia, che conferma il suo sostegno agli alleati, ma senza un coinvolgimento diretto nelle operazioni militari, nel tentativo di bilanciare la necessità di sicurezza alla tutela degli interessi economici.
