Stabilimento Volkswagen (Ansa)
La crisi del settore automotive europeo colpisce duramente anche uno dei suoi simboli storici, come Volkswagen: secondo una consulenza di McKinsey, il gruppo dovrebbe valutare una drastica riorganizzazione industriale, e più precisamente la chiusura di 8 stabilimenti su 10 in Germania, lasciando attivi solo quelli di Wolfsburg e Ingolstadt. L’ipotesi, emersa da indiscrezioni della stampa tedesca come Bild e Auto Motor und Sport, nasce dalla difficile situazione economica del gruppo, segnato da calo degli utili e aumento dei costi, oltre che dalla crescente pressione della concorrenza internazionale, in particolare della Cina.
Il piano suggerito dai consulenti punta a migliorare la redditività e ridurre drasticamente i costi, in un contesto in cui la redditività del gruppo è scesa sotto il 3% e i profitti si sono ridotti sensibilmente, ma è uno scenario estremo e al momento non ci sono indicazioni in tal senso, ma si registrano già dure reazioni tra lavoratori e sindacati. Le criticità riguardano anche la transizione all’elettrico e il rallentamento della domanda, aspetti che stanno mettendo sotto pressione tutto il comparto automobilistico europeo, per questo Volkswagen ha avviato una serie di analisi per ridurre i costi fino a 6 miliardi di euro entro il 2030, consapevole della necessità di interventi strutturali.
Nonostante ciò, la chiusura di un numero così alto di stabilimenti appare difficilmente realizzabile per ragioni politiche, sociali e contrattuali: molti impianti, infatti, sono coperti da accordi occupazionali fino al 2030 e il peso dei sindacati in Germania rende improbabile una ristrutturazione così radicale.
