Joseph Stiglitz (Foto: ANSA/MICHELE MARAVIGLIA)
La crisi energetica europea è anche il risultato di scelte strategiche sbagliate compiute negli ultimi anni: è la tesi dell’economista premio Nobel Joseph Stiglitz, secondo cui l’Ue sta pagando oggi il prezzo delle decisioni prese dopo lo scoppio del conflitto ucraino. Secondo quanto affermato nell’intervista resa al Fatto, l’abbandono del gas russo era una scelta inevitabile e in parte positiva, ma è stato un errore sostituirlo con una dipendenza dal gas naturale liquefatto (GNL) statunitense invece di accelerare con decisione sulle energie rinnovabili: questa strategia ha reso l’Europa più vulnerabile alle dinamiche geopolitiche e alle scelte della Casa Bianca.
Un altro nodo riguarda il funzionamento del mercato elettrico europeo: il fatto che il prezzo dell’elettricità sia ancora legato al costo marginale del gas ha amplificato gli effetti delle oscillazioni energetiche, impedendo di beneficiare appieno di fonti più economiche. Alla luce di tutto ciò, l’Europa si trova oggi “esposta agli umori di Trump”, soprattutto in una fase segnata dalla guerra in Iran e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, per cui le decisioni politiche o commerciali Usa hanno ricadute immediate sull’economia del Vecchio Continente. Stiglitz critica anche la gestione del conflitto da parte di Washington, definendolo poco razionale e potenzialmente costoso: i costi militari alti e l’assenza di una chiara strategia rischiano di prolungare la crisi e di aumentare l’instabilità.
