Energia (Ansa)
Mentre la guerra in Medio Oriente sembra aggravarsi, la stessa dinamica interessa anche la crisi energetica che sta già (seppur marginalmente) colpendo l’Unione Europa, aprendo a scenari ben peggiori rispetto a quelli che abbiamo visto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina: a dirlo è Gianclaudio Torlizzi sulle pagine de ilSussidiario.net, partendo dal ricordare che – a differenza della Russia e del suo gas – i Paesi del Golfo sono “il cuore pulsante del mercato petrolifero globale” e che per riparare i danni arrecati agli impianti serviranno “anni, non settimane o mesi”.
In tal senso, a trarre beneficio nel breve termine dalla crisi energetica sarà soprattutto chi l’ha causata, ovvero Trump, che potrà vendere ancor più GNL all’Europa, acquisendo un “potere negoziale” enorme nei confronti del Vecchio continente, offrendo “energia più cara, meno sicura [e] strutturalmente subordinata”; il tutto a spese – ovviamente – della “competitività industriale” europea già pesantemente indebolita dagli ultimi anni di crisi.
Proprio per questa ragione, secondo Torlizzi, l’unico modo che l’Europa ha per affrontare la crisi energetica è puntare – sicuramente – sul “nucleare”, ma dato che vogliono “10-15 anni per ogni nuovo impianto, capitali enormi e una volontà politica” attualmente carente, bisogna ragionare anche su “GNL da fonti diversificate [e] rinnovabili”, formulando un “piano europeo di sicurezza energetica” che proceda alla stessa velocità di quello per il Riarmo.
